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Un'isola di ghiaccio e fuoco
di Mario Fantechi
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Erano sette anni che non facevamo una vacanza con Paolo e Raffaella, l'ultima volta alla mia seconda esperienza con il camper, affrontammo un viaggio in Norvegia rimanendone entusiasti.
L'esperienza mise a dura prova lo spirito di adattamento di quattro adulti in un piccolo Igloo della Cappelli e Carletti , ma il risultato fu talmente positivo, che già allora ci riproponemmo di affrontare un viaggio ancora più affascinante.
Scegliere una meta migliore della Norvegia non era facile e l'Islanda allora ci sembrava inviolabile.
Da due anni però ci eravamo rituffati nel progetto abbandonato più volte a causa di matrimoni e impegni di lavoro.
Quest'anno più determinati che mai, siamo partiti fin da gennaio con la programmazione del viaggio e finalmente dopo mesi passati a documentarsi su libri, riviste ed internet , il 6 Agosto siamo finalmente partiti.
Dovendo per forza maggiore partire il venerdì, decidiamo di arrivare fino a Bergen in Norvegia per imbarcarci il martedì seguente , faremo 600 km in più ma avremo più giorni a disposizione.
Evitiamo cosi lo scalo delle Faroer che il traghetto compie dopo essere partito da Hanstolm in Danimarca .
Il martedì mattina, dopo 2600 km nell'attesa dell'imbarco ce ne andiamo a rifare un giro per il mercato del pesce di Bergen che tanto ci aveva affascinato sette anni prima.
La cabina del traghetto "4 letti standard" non si è certo rilevata una buona scelta, siamo praticamente sotto il livello di galleggiamento e solo la voglia di arrivare a destinazione ci fa superare la prima notte di mare mosso e le interminabili 48 ore totali di viaggio.
Dalle informazioni avute prima della partenza sembra che non sia possibile portare in Islanda , insaccati, latticini e comunque non più di tre chili di alimenti a testa .
Cosi un po' per risparmiare, un po' perche non sappiamo quello che si possa trovare sul posto , poco prima dello sbarco ci troviamo con il frigo semivuoto gli insaccati fra gli scarponi e pronti a mentire spudoratamente.
La mancanza di alberi la carenza di erba, la terra che non è terra ma polvere di lava e soprattutto le nuvole sempre basse, danno il senso di quanto siamo lontani dal continente.
Il tempo di fare rifornimento, cambiare un po' di corone islandesi e siamo in viaggio.
Il primo pezzo di strada è asfaltato tipo una nostra provinciale ma rialzata di circa un metro per affrontare le inondazioni.
Sembra scorrevole il traffico e pressoche inesistente ed il pensiero di dover affrontare lunghi tratti sterrati mi calca forse troppo la mano.
Mantengo quindi una velocità un po' più sostenuta del normale e ne pago subito le conseguenze al momento che due pecore spuntano da non so dove e attraversano la strada a pochi metri dal camper.
L'impossibilità di uscire dalla carreggiata mi è fatale e l'impatto inevitabile. Dopo soli 60 km di Islanda siamo fermi in una piazzola con il cofano aperto ed il radiatore bucato in più punti da piccoli fori.
L'unica cosa è il consolidamento di una conoscenza fatta in traghetto con due ragazzi di Modena che corsi in nostro aiuto, saranno poi determinanti per il proseguimento del nostro viaggio.
Prima di partire ho stipulato una polizza con l'Europe Assistance, che in effetti in quaranta minuti mi fa avere sul posto un carro attrezzi. Con disappunto pero mi rendo conto che l'utilità dell'assicurazione finisce qui.
Una volta arrivati in autofficina è Paolo che con il suo inglese a risolvere i problemi di comunicazione che avrei sicuramente avuto con Hillmar meccanico di Egilstadir ex rappresentante di prodotti per ferramenta, che ha iniziato questa nuova attività grazie ad un corso per corrispondenza ( questo Paolo ha avuto il cuore di dirmelo dopo ) .
In ogni caso è proprio grazie alla sua disponibilità che in un giorno e mezzo ripartiamo, Hillmar infatti smonta il radiatore lo spedisce a Reykjavik via aereo, dove verrà riparato da uno dei pochi saldatori dell'isola ,e torna in tarda serata con tanto di bimbi al seguito per finire il lavoro per le 22.00 passate. Nonostante fosse evidente che qualcos'altro non andava nel motore, alle 23 ci rimettiamo in viaggio per recuperare un po' di tempo perduto.
Via telefono parliamo con Marcello che ci sconsiglia la zona di Asbyrgi e della cascata di Dettifoss, lavori in corso sulla strada rendono problematico il transito specie a mezzi come il mio e cosi ci dirigiamo direttamente verso la zona del lago Myvatn.
Pochi km prima del lago raggiungiamo finalmente uno di quei posti che non ti aspetti e che da soli valgono il viaggio.
Parcheggiati nel piazzale di Hverir, già dall'abitacolo ci troviamo davanti a qualcosa di mai visto. Aggrediti da un forte odore di zolfo camminiamo in strisce di terreno delimitate da corde, fra pozze di fango bollente e fumante, avvolti da nuvole di vapore. E' il primo assaggio d' Islanda e forse anche per quello particolarmente affascinante.
Un paio di km e siamo sul Krafla, un cratere vulcanico pieno d'acqua, accanto al quale ul laghetto turchese è formato dagli scarichi di una vicina centrale geotermica.
Neanche la palese presenza dell'uomo, riesce però a snaturare un ambiente cosi forte e primitivo.
Piove e la temperatura si abbassa di colpo, in dieci minuti di cammino raggiungiamo il campo lavico formatosi con l'eruzione degli anni settanta , qui gli studiosi si aspettano una nuova eruzione da un momento all'altro e cosi qualche hanno fa un cartello ne vietava l'accesso, ma visto l'effetto contrario ottenuto è stato ormai da tempo tolto. Il terreno nonostante il tempo passato dall'eruzione è ancora molto caldo, e l'umidità della giornata contribuisce a creare un'atmosfera dantesca, degna del miglior regista cinematografico. Sembra di camminare su un tappeto di foglie di vetro, l'unica traccia di vegetazione a perdita d'occhio è costituita da qualche sparuto cuscino di muschio di un verde fosforescente. Sopravvivere qui è duro anche per le piante.

islanda2.gif - 53286 BytesIl mattino seguente si fa sul serio. A bordo di un pullman modificato 4 ruote motrici, che ci porterà all'interno dell'Askia, ci prepariamo ad affrontare un viaggio di almeno otto ore. La strada lascia presto il posto ad una pista che presto, diventa una sottile traccia in un deserto di sassi, lava e pomice. Lungo il percorso troviamo delle cascate che aprono un canyon tra pareti basaltiche, da qui il nome "Canyon Creator". L'unico segno di civiltà è un piccolo rifugio dove sostiamo per il pranzo.( vedi foto )
Il cielo si fa sempre più cupo e minaccioso, ci consigliano di mettere addosso tutto quello che abbiamo, infatti non appena scesi dal pullman e incamminati per l'ultimo tratto a piedi, cala la temperatura ed inizia a nevicare è il 15 Agosto.
Si cammina contro un vento sferzante su di un terreno lunare rosso e nero. Dalla sommità del cratere si vedono contemporaneamente due laghi, uno caldo di origine geotermica lattiginoso poco profondo, l'altro nero , enorme, formatosi dal crollo della sommità del vulcano nella caldera lavica sottostante ormai vuota. E' il lago più profondo d'Islanda e trovarcisi di fronte in mezzo alla bufera incute un timore reverenziale.
Tornati alla base pernottiamo ancora in un camping di Reykjahlid in quanto nella zona del lago Myvatn, ci dicono all'ufficio informazioni, non si può pernottare all'esterno.
Il tempo sempre inclemente, non ci consente di apprezzare il Myvatn se non per l'appropriatezza del suo nome " lago dei moscerini" e cosi dopo una breve visita a Hofdi continuiamo il nostro viaggio in direzione antioraria lungo l'anello principale.
Le tappe di trasferimento verso le zone più interessanti della parte ovest dell'isola, sono comunque una gioia per gli occhi a pranzo ci fermiamo alla cascata di Godafoss, all'arrivo un improvviso acquazzone e la quasi istantanea uscita del del sole, ci regalano un fotogenico arcobaleno e due vedute molto diverse della cascata. Proseguendo ci fermiamo per un piccolo giro ad Akureyri seconda città d'Islanda.
Il mattino seguente una bellissima giornata ed una miriade di cascatelle ci accolgono ad Hraunfossar, una delle tante stranezze di questa terra che sembra impegnarsi a stupire i visitatori.
Il sentiero che porta alla cascata di Glimur è di gran lunga più spartano di quelli cui siamo abituati in Italia. Alla partenza una foto aerea inchiodata su un palo funge da cartina per gli escursionisti, strada facendo mucchietti di sassi indicano il percorso. Guadagniamo presto quota e dopo un'oretta di cammino possiamo affacciarci sul canyon scavato dal fiume. E' un baratro profondo circa duecento metri, l'equivalente di un grattacielo di settanta piani! Dall'alto ci rendiamo conto di essere sul versante meno fotogenico, in alto il fiume e guadabile ma nasconde un insidia apprezzabile solo a piedi nudi, il letto è costituito da ciottoli di lava dai bordi vivi e taglienti, cosi solo Raffa e Paolo, decisamente camminatori più esperti e determinati di me e Sonia, decidono di attraversare. Torneranno al camper felici della scelta fatta.
Arrivati a Reykjavik pernottiamo al camping vicino alla piscina e per fortuna ritroviamo Marcello e Monica, gli amici modenesi, affrontiamo quindi con Marcello quello che mi stava preoccupando da giorni, la mancanza di potenza del motore.
Personalmente penso ad un tubo allentato o rotto, ma le mie spiegazioni bastano a far capire di cosa si tratta, e con un po' di pazienza e capacità di quello che ormai è diventato il mio meccanico di fiducia troviamo il guasto. L'urto con la pecora oltre a danneggiare il radiatore, ha quasi totalmente scoperchiato la parte inferiore dell'intercooler (piccolo radiatore posto a fianco di quello di raffreddamento ) e così la turbina perde tutta li la sua potenza . Da li in poi la riparazione risulterà determinante per il proseguimento del viaggio perché troveremo numerose salite con forte pendenza.
Reykjavik è una piccolissima capitale che a dire il vero offre ben poco, ed avendo ancora negli occhi le bellezze dei luoghi appena visti , non invoglia certo ad una lunga permanenza, cosi dopo un piccolo giro nelle vie principali ed un bagno alla famosissima Laguna Blu, tutti tranne Paolo che non si fa coinvolgere dall'artificialità del posto , ripartiamo per i Geysir.
islanda3.gif - 44398 BytesQui, passiamo diversi minuti di attesa pronti ad una foto o ad una ripresa per immortalare l'inizio del getto dello Strukkur,(foto) fratellino del grande Geysir che ormai non erutta più intasato com'è, da saponi e sassi , che gli islandesi e non solo vi hanno gettato per provocarne gli spruzzi.
Un rombo assordante annuncia Gulfoss, una delle cascate più belle d'Islanda. Il suo fronte di circa due km è enorme, il getto talmente potente che l'acqua, schiantandosi sul versante opposto del canyon, nebulizza per poi risalire al di sopra del livello del fiume formando irreali arcobaleni. Scorgiamo un passaggio che porta proprio a fianco di un salto d'acqua, la potenza è incredibile, il frastuono impedisce persino di sentirsi . Passiamo la notte sul piazzale sovrastante per godere della cascata anche nel primo mattino.
"Non vi preoccupate, la strada per il Landmannalaugar è buona e percorribile senza problemi, anche da mezzi a due sole ruote motrici!". Così la gentile signorina del centro informazioni di Selfoss, si era rivolta a Paolo e lui quasi se ne faceva una colpa mentre il camper entrava in risonanza su una serie infinita di buche e la mansarda sembrava staccarsi da un momento all'altro.
Sono in realtà 35 km di pista incredibile, e a meta strada, come incoraggiamento, troviamo anche un gippone con un semiasse spezzato, che ci costringe ad una ulteriore manovra manovra fuori pista. Oramai però, siamo in ballo e del resto, quello che ci aspetta ripagherà lo sforzo protratto. Dopo due ore di passione, siamo di fronte ad una delle più belle viste del viaggio: una serie di basse colline multicolori smussate dall'erosione, fanno da cornice al letto di un torrente glaciale deviato da una grossa colata di nera e lucida ossidiana. Al centro della valle, sorge un piccolo rifugio circondato da tendine di coraggiosi escursionisti che combattono il freddo mordente tuffandosi nelle caldissime acque di una vicinissima sorgente. E' tardi e il sole basso sull'orizzonte infiamma un paesaggio già di per se strabiliante, tanto bello quanto irreale. Il giorno seguente Paolo e Raffaella, partono per una escursione di qualche ora che credo non dimenticheranno presto, noi ci riposiamo un po' al camper perché Sonia non sta molto bene, la sua salute e il tempo che peggiorerà, ci porteranno forse, a lasciare questo posto prima del tempo.
Incuriositi dai famosi pulcinella di mare, ci dirigiamo insieme a Marcello e Monica alle isole Vestmannayjar, scegliamo l'aereo perché le guide sconsigliano il battello per il mare spesso grosso. Appena partiti però, ci rendiamo conto del motivo per cui avessero voluto il numero di telefono di casa!!! Il viaggio risulterà vano per i Pulcinella adulti che ormai sono in quantità minime nell'isola essendo già emigrati lasciando luoghi e piccoli esemplari , ma molto interessante per la conoscenza di due ragazzini del luogo che ci aiuta a capire qualcosa di più della cultura di questi posti.
Ormai rassegnati ad aver perso ancora una volta l'occasione di vedere i Pulcinella ( li avevamo mancati in Norvegia ed in Scozia ) veniamo premiati sulla spiaggia nera di Vik. L'occhio attento di Sonia infatti non fallisce, e tra qualche foca ed un gruppo di altri uccelli scorgiamo finalmente il nostro obbiettivo fotografico.
Finalmente il giorno dopo il tempo torna bello, e le cose è inevitabile le gusti con un altro spirito, nei giorni precedenti l'umore si era un po' intristito e avevamo passato Skogafoss e Seljalandfoss senza poterne apprezzare a pieno la bellezza, decidiamo cosi di sfruttare la giornata e di puntare diretti verso Jokulsarlon.
La strada spazzata via dall'inondazione conseguente all'eruzione del 1996, è stata riaperta da poco ed è una vera fortuna perché lo spettacolo che ci si para davanti all'improvviso è splendido. Nonostante fossimo consapevoli di quello che avremmo trovato, la bellezza di questo è disarmante, scendiamo dal camper felici come bambini, tutti presi da videocamere e macchine fotografiche, ognuno ha qualcosa in mano tanto che il risultato finale sarà devastante per foto e minuti di ripresa. A bordo di un mezzo anfibio, ci inoltriamo nella laguna, infagottati nei giubbotti di salvataggio, continuiamo a mitragliare foto come giapponesi davanti alla Gioconda, un altro ricordo si sta imprimendo nella nostra memoria.
islanda4.gif - 92023 BytesTorniamo indietro lungo la n1 per fermarsi al parco nazionale dello Skaftafell, qui pernottiamo nel grande campeggio. L'indomani, Paolo e Raffaella partono per un anello di otto ore di cammino costeggiando il ghiacciaio del Vatnajokul, ne torneranno manco a dirlo sfiniti ma entusiasti. Noi optiamo per un giro più piccolo che ci porterà alla cascata più caratteristica d'Islanda Svartifoss (foto). L'acqua compie un breve salto da una formazione basaltica a " canne d'organo" formando un anfiteatro dall'aspetto artificiale . Ogni masso qui è un parallelepipedo scuro a base esagonale. Forme geometriche e naturali contrastano e si fondono in un insieme di rara bellezza.
L'indomani è tempo di riprendere la strada per Seydisfjordur, per non rischiare ritardi, arriviamo in paese la sera prima della partenza dormendo nel piccolo campeggio. Alle 16.00 del giorno 26 finisce la nostra avventura, e ben 51 ore di traghetto e 2200 km di strada , ci aspettano per il viaggio di ritorno. Siamo stanchi e tristi per la partenza ma con una sola sicurezza, prima o poi torneremo di sicuro da queste parti.


NOTIZIE UTILI

Per prenotare il traghetto ci si può rivolgere direttamente all'Agamare di Milano e-mail agamare@tin.it - www.agamare.it .La cifra è comunque rilevante, nel 1999 4 adulti in cabina " 4 letti standard" + il camper andata e ritorno compreso il passaggio Danimarca - Norvegia costava con tutte le promozioni possibili £ 900.000 a testa. Il biglietto va prenotato con largo anticipo (Febbraio/Marzo). A bordo si utilizzano corone delle isole Faroer o danesi . Visto la lunghezza del viaggio consiglio di prenotare una cabina di livello superiore.
Altre informazioni si possono avere contattando gli "Amici dell'islanda" via sesto miglio 4 00189 Roma tel 06/33265944.
Personalmente consiglio di partire da Bergen ed evitare il giorno e mezzo di sosta alle isole Faroer di cui comunque si può visitare la cittadina per un paio d'ore. Tra l'altro il percorso Kristiansand - Bergen nel sud della Norvegia è molto bello.
Per raggiungere Bergen si necessita di un breve traghetto tra Utne e Kvandal il cui costo è di 50 kr per mezzi da 5 a 6 metri compreso l'autista e di 19 kr per ogni passeggero. A Bergen esiste un piazzale per camper proprio in prossimità del molo di partenza , se pieno poco fuori il centro c'è il parcheggio dei pullman o il campeggio (molto spartano) presso il palazzetto dello sport .
Appena sbarcati ci sono da fare alcune operazioni doganali un po' lunghe, (non lasciate solo l'autista meglio essere almeno due) per prima cosa va pagata la tassa sul diesel in base al peso del mezzo ed alle settimane di permanenza, personalmente con il mio Mizar 140 per due settimane ho speso £ 161.500. Vengono poi controllate le attrezzature da pesca ( occorre il certificato di sterilizzazione ed i generi alimentari, nel mio caso solo a livello verbale.
Le strade sono solo parzialmente asfaltate specie nella parte ovest , molto meglio verso la capitale. Tutti i posti che ho citato nel racconto sono stati facilmente raggiungibili, tranne il Landmannalaugar ( non sono andato verso Dettifoss perché stavano sistemando la strada ma credo sia tappa da fare). L'Askia invece va necessariamente fatto con mezzi del posto, il pullman parte da Reykjahlid il mattino alle 8.30 e torna alle 20.30 circa effettua un paio di soste lungo il tragitto, più tre ore circa all'Askia , costa £ 145.000 e va prenotato presso l'ufficio informazioni turistiche del posto.
Nei negozi presso il lago Myvatn sono in vendita cappellini da pescatore con visiere in rete per difendersi dai moscerini , ad Hofdy si paga un ingresso di 100 kr.
Se non si ha una recentissima cartina, va segnalato una modifica alla strada principale n1 nel tratto antiorario Akranes - Reykjavik la recente costruzione di una galleria subacquea ne ha infatti modificato il tragitto accorciandolo di circa 40 km, il prezzo per il tunnel si dovrebbe aggirare sui 3000kr per i camper. Il vecchio tragitto di n1 adesso si chiama n 42, ed è proprio quello che in direzione Reykjavik, ci porterà verso la cascata di Glimur (l'assenza di segnaletica ha fatto mancare la tappa a diversi equipaggi) deviando verso sinistra proprio in fondo allo Hvalfjordur per una piccola strada da seguire per qualche km, dal piazzale la cascata è raggiungibile in 1 ora e mezzo a piedi.
Gulfoss è sicuramente una tappa da non mancare, per gli amanti della fotografia consiglio di arrivarci nel pomeriggio in modo che il sole disegni arcobaleni suggestivi.
Il landmannalaugar si raggiunge da Selfoss per 32 km di strada asfaltata per poi come detto, deviare su una pista di 35 km, la cosa è fattibile, ma mette a dura prova le sospensioni e non solo del mezzo (soffrite ne vale la pena).
Le isole Vestmannaeyar si raggiungono o in traghetto da Portakshofn in 2 ore e tre quarti, o in aereo da diversi punti, Bakki è il più corto in 5 minuti. I voli tempo permettendo partono uno dietro a l'altro a seconda delle prenotazioni e sono effettuati da piccoli aerei 5 posti, andata e ritorno costano 3000 kr.
Nelle vicinanze di Vik molto bella la spiaggia di Dyrholaey dove si possono avvistare varie specie di uccelli fra cui i pulcinella di mare e i leoni marini.
La vita in islanda è abbastanza cara specie quando si vanno a toccare i prodotti di importazione (molto spesso quindi ) per rendere l'idea ho preso alcuni prezzi di confronto.
Pane a cassetta 4900 al kg is 3800 it, Ritz 200gr 2475 is 1740 it, Mele 4950kg is 2650 it, Banane 4950kg is 2650 it, Coke 2l 4950 is 2500 it, Foto 200 asa 24 pose 14500 is 4000 it, Foto 100asa 36 pose 17250 is 6900 it, Sapone lavapiatti 7450 is 7250 it.
In ogni caso evitare i luoghi turistici ( come sempre ) e usare i supermercati. Conferma la regola Seydisfjordur, dove non conviene ne cambiare la moneta, ne comprare cartine ( costano il doppio) molto meglio al supermercato di Egilstadir 30 km più avanti per tutte le direzioni. Appena scesi evitate il primo distributore di benzina, vi si fermano tutti e ci sono sempre file, se proprio ne avete bisogno molto meglio l'esso poco più avanti. I distributori sono abbastanza frequenti sulle strade principali e tutti forniti di shop come nella maggior parte dei paesi del nord europa, il gasolio costa 742 lire circa il litro (29.70 kr).
Per i camper vita dura per chi non ha scarico a cassetta (organizzarsi) ho trovato punti per scaricare al camping di Reykjavik, Selfoss, Reykjahlid ( l'unico a terra anche se molto spartano ) e Skaftafell.
Prima di partire avevo ricevuto diverse indicazioni su cosa portarmi dietro ( una seconda ruota di scorta, protezioni per il cofano, diversi pezzi di ricambio ) purtroppo non avevo certo immaginato di aver bisogno di un radiatore!!!!!!!
Questo per dire che è difficile consigliare cosa portarsi dietro certo la i pezzi di ricambio scarseggiano.
Vorrei comunque dare un consiglio ai possessori di Camper su Fiat Ducato 2500. Quello che mi ha messo fuori uso il radiatore non è stato tanto l'urto con la pecora stessa ( il paraurti si è appena incrinato) ma il contatto fra paraurti ed il radiatore, per la presenza di numerosi pezzettini di plastica di circa 2cm posti all'interno di questo,( si sentono anche con una mano) sembra tra l'altro non servano a niente. ELIMINATELI!!!
Prendete sempre con relativa prudenza le indicazioni stradali che vi danno gli abitanti del luogo,ovviamente loro si regolano su livelli di strade molto peggiori delle nostre, e una strada transitabile per loro è quella che non comprende guadi . Per noi è una pista tremenda. Fate attenzione ai lavori stradali , sistemano le strade semplicemente gettando terra sassi o catrame (a seconda dello stato precedente) in gran quantità, che poi i primi disgraziati che passano, spianeranno per loro. Di conseguenza se procedete in carovana con altri mezzi è conveniente proteggere la parte anteriore del cofano perché i sassi volano su questi tratti e sui tratti sterrati con una certa frequenza.
Considerate una velocità media di trasferimento di circa 50-70 km l'ora a secondo delle zone e mi raccomando ………………………..attenti alle pecore!!!!!!!!!!!!!!!!!!



islanda5.gif - 77824 BytesIL VIAGGIO IN CIFRE

Anno 1999
Persone 4
Mezzo Mizar 140 C.I.
Km Totali 7621
Km Islanda 2732
Durata viaggio 26
Permanenza islanda 14
Ore di navigazione 99
Costo a persona 2.500.000
Ore di ripresa con 2 Videocamere 6
Foto con 2 Macchine 960



 

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